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Intervista a Silvia Pagani: la fondatrice

 

Perché nasce ARTADEMIA?

Perché la scuola da decenni non è più in grado di dare ai ragazzi ciò di cui hanno bisogno. Quando una cosa non si riesce ad aggiustarla, meglio cambiarla.

Quali sono le caratteristiche principali di ARTADEMIA?

L’obiettivo è il benessere! Educare significa rendere forti, capaci nella relazione, consapevoli di sé…la cultura entra se queste porte sono già aperte.

Non ci sono aule. Raramente si sta in sede. La maggior parte del tempo si sta all’aria aperta.

Non ci sono voti. La critica costruttiva non è un dato matematico.

Non ci sono compiti. È risaputo che dedicare troppo tempo al lavoro peggiora le performance.

Ci sono molti argomenti, che racchiudono tante diverse materie contemporaneamente, ma partendo sempre dalle esperienze, perché non si impara solo con la mente, ma anche con il corpo.

Perché non ci sono aule? In inverno a Milano non fa troppo freddo?

Ormai centinaia di ricerche dimostrano come molti dei disturbi, anche gravi, del nostro tempo sono causati da una mancanza di contatto con gli elementi naturali. Nel mondo sono sempre più numerosi gli ospedali e le case di cura che si circondano di spazi verdi per migliorare e velocizzare la guarigione. Aggiungiamo che stare in ambienti artificiali (uci, temperatura, suoni…) altera la nostra percezione della realtà. Inoltre siamo fatti per muoverci e se viviamo seduti, le energie che produciamo per il movimento rimangono incastrate dentro di noi, facendoci stare male oppure esplodendo in movimenti o gesti fuori controllo…il freddo per un giovane sano non è mai un ostacolo, perché il calore viene da dentro.

Quindi una formazione un po’ anarchica?

Assolutamente no. Il lavoro sui limiti è una parte fondamentale per allenarsi alla vita. I limiti, le regole, i confini ci sono, ma sono all’interno della relazione. È importante che i ragazzi imparino a  stare alle regole perché si fidano e stimano chi gli dice di no, che non perché rischiano un 4.

È difficile pensare che si possa imparare divertendosi. Il piacere non rischia di prendere la mano?

Noi viviamo sulla base di un grande malinteso, cioè pensiamo che la vita debba essere sofferenza, fatica, dolore…

La vita spesso ci porta incontro esperienze dolorose e non facili, ma il nostro compito è l’esatto opposto. Se impariamo a stare bene, niente ci peserà più, nemmeno studiare, e le persone intorno a noi saranno contagiate dal nostro benessere,

Le sembra possibile che andare a scuola procuri prevalentemente stress? Sa quanti ragazzi vedo ogni anno che soffrono di ansia, depressione, attacchi di panico? Dobbiamo tornare a vedere la formazione come una grande occasione, non come una tortura.

È una proposta rivoluzionaria, ma noi saremo già pronti?

Si, è la rivoluzione! A giudicare dal numero di ragazzi meravigliosi che abbandonano la scuola ogni anno, direi che è proprio il momento giusto, ma in ogni caso è urgente che qualcuno inverta la rotta, e questo è il nostro obiettivo attuale.

Di cosa hanno bisogno i ragazzi di oggi?

Sempre più spesso nascono ragazzi con una grande sensibilità, molto aperti a tutto ciò che li circonda. Sovraccaricarli di stimoli, attività e richieste porta spesso a due risultati: una chiusura eccessiva, a tutto e tutti, per proteggersi, oppure una mancanza di ‘pelle’ protettiva e di conseguenza ad una perdita del controllo. Educarli non significa riempirli di dati, ma ascoltare le loro domande.

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