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I segni di un mondo che cambia

Ad un certo punto della mia vita mi sono resa conto di quante lamentele uscivano dalla mia bocca, senza aver motivo di esistere. Ci lamentiamo spesso a ragion veduta, perchè siamo stanchi, un pò disillusi, feriti da un mondo che non ci corrisponde.

Ma ci sono almeno due “Ma”…

Innanzitutto, se provassimo a chiederci seriamente che cosa ci faccia stare male, o non bene, ci accorgeremmo di quanti bisogni abbiamo che in realtà non sono nostri.

Quando facciamo la spesa, torniamo a casa con almeno un terzo di cose che non solo non ci servono, ma che probabilmente nemmeno consumeremo. Corriamo come matti tutto il giorno per sbarcare il lunario, per arrivare a fine mese a pagare l’affitto o il mutuo, e ci lasciamo scivolare la vita tra le mani senza mai afferrarla veramente. “Dopo…ci penserò quando avró finito queste rate….ci penserò quando cambierò l’auto….ci penserò….”

Altro esempio: qualche settimana fa passeggiavo in città, tornando da una mostra alla quale ero andata con i ragazzi di ARTADEMIA.

Era una bella giornata di sole invernale, i colori del parco Sempione erano caldi e avvolgenti, il sole tiepido sul viso gelato, profumava di vita. Due cagnolini si rincorrevano su una collinetta, finché il più piccolo è inciampato ed è ruzzolato. Ho pensato a come mi facesse stare bene guardarmi intorno, sotto agli alberi del parco, e ho realizzato di quanto invece la maggior parte di noi consumi la propria vita chiusa in un ufficio, una scuola, una fabbrica, soprattutto durante le ore più belle della giornata.

Allora il primo “Ma” riguarda questo:

– Ma noi abbiamo davvero bisogno di fare la vita che facciamo?

In fondo siamo abituati sin da piccoli a guardare prima di tutto quello che non va.

Credo sia un fatto arcaico. Per sopravvivere l’uomo ha dovuto imparare a dare sempre la precedenza alla paura. Se un uomo delle caverne, dovendo scegliere se dar retta alla paura quando sentiva un ruggito avvicinarsi, o dar retta all’entusiasmo di aver trovato nello stesso momento una pianta carica di frutti, avesse scelto la seconda, ci saremmo velocemente estinti.

E allora ce l’abbiamo dentro. Quando abbiamo paura, ci paralizziamo e perdiamo di vista gli altri bisogni. Oggi abbiamo paure di ogni genere. Contate su un quotidiano il numero di belle notizie e il numero di quelle terrificanti…come si fa a non avere paura?

Ma non è nemmeno tutto qui. La paura più grossa è quella del cambiamento. Ci sono cose che nemmeno prendiamo in considerazione perché diamo per scontato che non potremo averle.

In un famoso esperimento le scimmie rinunciavano a raggiungere un casco di banane, solo perché le compagne, che erano state dissuase con acqua gelata, le trasmettevano la loro paura…le scimmie che non avevano vissuto l’esperienza, rinunciavano senza capire.

Il secondo “Ma” è questo:

Ma perché siamo sintonizzati sempre e solo con ciò che fa paura, con gli aspetti negativi?

Non sono le cose, le situazioni in sé che determinano il nostro umore, la nostra qualità della vita. Quello che fa la differenza, è come le viviamo…il senso che gli diamo.

Persino la morte, in alcune culture, è vissuta con meno drammaticità.

Dal giorno in cui ho iniziato a cercare buone cose intorno a me, ho scoperto un mondo! La gente non è così cattiva come spesso si dice, le persone non sono tutte egoiste, il mondo non è solo malato…

Il mondo sta cambiando! Sono sempre di più le persone che acquistano solidale, che fanno volontariato, che si preoccupano dell’ambiente, che si occupano degli altri.

Ogni giorno intorno a noi ci sono miliardi di persone che compiono gesti magari minuscoli, ma positivi. Nascono sempre più bambini ipersensibili che non tollerano questo stile di vita e diventano un’opportunità per i genitori e per chi gli sta intorno, se colgono il messaggio: Per far crescere in modo sano questi bambini bisogna fare scelte coraggiose, mangiare senza additivi, conservanti, coloranti.

Bisogna fare attività che non abbiano il risultato come unico obiettivo, ma che nutrano, bisogna fermarsi e dedicare loro un tempo sano, come una passeggiata lungo un fiume.

Insomma, anche quando ci sembra che una cosa sia un problema, se la guardiamo a fondo ci accorgiamo che è una grande opportunità.

Guardare prevalentemente alle cose positive ci fa vivere meglio.

I miei colloqui spesso iniziano con la domanda:

Cosa ti è successo di bello questa settimana? – e la risposta è sempre: – Niente di particolare…

Ma io insisto e aspetto e, nell’arco di un quarto d’ora si ricordano di almeno quattro, cinque, dieci cose positive.

Dobbiamo imparare a sintonizzarci con il corridoio positivo della vita e chissà che non abbiano ragione i fisici quantistici che dicono che noi viviamo contemporaneamente milioni di possibilità ma una sola la viviamo consapevolmente, quindi in qualche modo siamo noi a scegliere in quale corridoio della nostra vita camminare, quello al buio o quello al sole.

 

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